Primo piano
EMILIA-ROMAGNA, BIOLOGICO ABBATTE 1/3 CONSUMI
Record storico in Italia con 2,2 mln di ettari, raddoppiati in 10 anni
All’inaugurazione dello stand Coldiretti Bio al SANA più di 300 agricoltori biologici con le loro esperienze di agricoltura green che taglia i consumi energetici
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari in Italia, il massimo di sempre.
E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana alla Fiera di Bologna alla quale sono intervenuti più di 300 agricoltori e allevatori bio giunti da tutta la regione con le loro esperienze innovative protagoniste allo stand di Coldiretti Bio (Padiglione, 30 Stand C/21), esempi questi di buone pratiche funzionali al piano di riduzione dei consumi energetici.
L’Emilia-Romagna oggi è la quarta Regione in Italia per superficie coltivata a bio e per numero di operatori biologici. Sono oltre 7mila le aziende agricole biologiche, con un incremento dell’85% dal 2014 e una superficie totale che supera i 200mila ettari rappresentando circa il 18% della Sau regionale.
Tra le esperienze che abbattono i consumi illustrate dai giovani imprenditori biologici allo stand ColdirettiBio si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti provenienti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.
I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici è dovuta proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.
Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce così la resilienza delle aziende agricole biologiche – rileva Coldiretti – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.
Il risultato è che mai così tanti ettari sono stati coltivati a biologico in Italia con la superficie che nel giro degli ultimi dieci anni è praticamente raddoppiata (+99%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. I terreni bio rappresentano il 17,4% delle campagne del Paese quasi il doppio della media europea (circa 9%) e molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Ed è boom anche di imprese agroalimentari biologiche che salgono a oltre 86mila, il 79% in più in un decennio, dando all’Italia il primato europeo per numero di aziende.
Numeri che sono stati analizzati insieme alle strategie per combattere gli effetti dell’inflazione sulla spesa e all’impatto dei rincari energetici sulle scelte produttive nel corso dell’incontro promosso da Coldiretti Bio, alla presenza di oltre 300 imprenditori del biologico di Coldiretti Emilia Romagna, svoltosi alla sala del Palazzo dei Congressi di piazza della Costituzione.
All’iniziativa hanno preso parte tra gli altri, assieme alla presidente di Coldiretti Bio Maria Letizia Gardoni, Elena Panichi, Capo unità agricoltura biologica Dg Agri della Commissione Ue, Enrico Amico, Presidente Demeter, Robert Schweininger, Responsabile acquisti del gruppo Tegut (Germania), Carmelo Troccoli, Direttore Fondazione Campagna Amica , Francesco Giardina, segretario di Coldiretti Bio e il Direttore regionale Marco Allaria Olivieri.
“Grazie anche al primato nel biologico l’agricoltura italiana è oggi la più green d’Europa con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile del Paese” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare come il settore bio vanti ancora “ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”.
“Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale – ha dichiarato Maria Letizia Gardoni presidente di Coldiretti BIO, l’associazione che riunisce le imprese biologiche e biodinamiche di Coldiretti –. È necessario però ricentrarlo sulla sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione che possa essere sempre di più garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone di cui le aziende agricole italiane sono da tempo protagoniste”.
“Anche il nuovo PSR regionale – afferma il Presidente di Coldiretti Emilia-Romagna Nicola Bertinelli – mette al centro la sostenibilità ambientale, con una dotazione di oltre 404 milioni di euro, pari al 44,25% delle risorse totali, permettendo il sostegno alla Lotta Integrata così come l’importante aiuto al Settore Biologico che avrà sempre più un ruolo cardine nell’agricoltura della nostra Regione”.
“Fondamentale da parte della Regione – gli fa eco il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – l’attenzione posta nella programmazione per gli anni a venire sui temi della competitività collegati proprio alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione dell’agricoltura biologica. “ Come Coldiretti Emilia Romagna, proprio grazie alle risorse del PSR – continua il Direttore Allaria Olivieri – abbiamo organizzato un’importante offerta formativa per le aziende agricole Biologiche e, come già avvenuto in passato, da Ottobre ripartiranno i corsi totalmente finanziati per le nuove imprese start-up Bio e per le aziende specializzate nei vari comparti produttivi biologici”.
Dal Territorio
EMILIA ROMAGNA, PSR 2023-2027: SOSTEGNO A GIOVANI, MONTAGNA, INVESTIMENTI
“Bene la programmazione delle risorse per il Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027 approvata dalla Giunta regionale”.
Coldiretti Emilia Romagna plaude l’attenzione posta dall’Esecutivo regionale al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“In un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – il sostegno garantito dalla Regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
“Abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo Piano di Sviluppo Rurale regionale – aggiunge il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. Auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022”.
PUGLIA, CRESCE IL VALORE DEI TERRENI AGRICOLI (+1,6%)
Dopo la pandemia terra ‘bene rifugio’
Cresce il valore fondiario dei terreni in Puglia dell’1,6% in 1 anno, con la pandemia che ha rilanciato la terra come bene rifugio, in uno scenario in cui il Covid e la guerra in Ucraina hanno accelerato il fenomeno del ritorno alla terra e maturato la convinzione comune che le campagne siano capaci di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale. Ad affermarlo è Coldiretti Puglia, sulla base dei dati diffusi dal rapporto Crea sull’andamento del mercato fondiario in Italia nel 2021.
Oltre alla crescita dell’1,6% nel 2021 rispetto all’anno precedente, in Puglia negli ultimi 5 anni dal 2017 al 2021 – aggiunge Coldiretti Puglia – si registra una aumento del 3,45% del valore fondiario dei terreni, un andamento in controtendenza rispetto a quanto si stava verificando dal 2009 in avanti.
Dopo lo stop forzato delle compravendite nel 2020 con un calo del 12%, il 2021 ha ridato smalto alle operazioni che hanno registrato un balzo del 30%, con il conseguente aumento dei prezzi. Le quotazioni dei terreni agricoli infatti sono cresciute dell’1,1% sull’anno precedente.
Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita anche in Puglia la messa a coltura di oltre 100mila ettari lasciati incolti – aggiunge Coldiretti Puglia – per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua per aumentare la produzione aggiuntiva di grano duro per la pasta, di tenero per fare il pane e di mais per gli allevamenti.
Intanto, quest’anno produrre grano è costato agli agricoltori pugliesi fino a 600 euro in più ad ettaro a causa dell’impennata dei costi energetici causata dall’effetto a valanga della guerra in Ucraina dopo la crisi generata dalla pandemia Covid, che si riflette a cascata dalle sementi al gasolio fino ai fertilizzanti, secondo l’analisi della Coldiretti Puglia, dalla quale si evidenzia il salasso a carico del Granaio d’Italia con la necessità di interventi per aiutare le imprese rispetto a rincari ormai insostenibili, a partire dal settore cerealicolo che rappresenta uno dei simboli della situazione di difficoltà in cui versa l’agricoltura regionale.
L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni. Per ogni euro speso dai consumatori in prodotti alimentari freschi e trasformati appena 15 centesimi vanno in media agli agricoltori ma se si considerano i soli prodotti trasformati la remunerazione nelle campagne scende in media addirittura ad appena 6 centesimi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea.
Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali di costi correnti – continua la Coldiretti Puglia – sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato.
Il taglio dei raccolti causato dall’incremento dei costi – sottolinea Coldiretti Puglia – rischia di aumentare la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari con l’Italia che è già obbligata ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale, senza dimenticare che con i raccolti nazionali di mais e soia, fondamentali per l’alimentazione degli animali, si copre rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.
Le migliori varietà di grano duro selezionate, da Emilio Lepido a Furio Camillo, da Marco Aurelio a Massimo Meridio fino al Panoramix e al grano Maiorca, sono coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano.
Le superfici seminate – conclude Coldiretti Puglia – potrebbero ulteriormente raddoppiare già a partire dalla prossima stagione, con la produzione di grano che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati e tendere ad una sempre più alta qualità, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale.
LOMBARDIA, MALTEMPO: ATTESO CONTRO SICCITÀ MA CAUSA DANNI
Ortaggi mitragliati e animali dispersi
Ortaggi mitragliati e animali dispersi in montagna. Lo rende noto la Coldiretti Lombardia in base a un primo monitoraggio dei tecnici sul territorio in merito ai danni provocati dal maltempo, con nubifragi e grandinate, che si è abbattuto sull’area prealpina tra Lecchese e Comasco, colpendo anche il medio e alto Lario occidentale.
In particolare – precisa la Coldiretti Lombardia – nella zona di Brunate, sopra a Como, si segnalano campi di ortive bersagliati dai chicchi di ghiaccio, mentre in un alpeggio sopra a Sorico (CO), un gruppo di pecore è scappato per paura dei molti fulmini ed è tuttora disperso. Si teme che nella fuga gli animali possano essere finiti in un dirupo.
Le precipitazioni in Lombardia – sottolinea la Coldiretti regionale – sono attese per combattere gli effetti della siccità in una situazione in cui il totale delle riserve idriche regionali risulta ancora essere inferiore di oltre il 57% rispetto alla media del periodo 2006-2020 sulla base degli ultimi dati Arpa.
Le piogge però – precisa la Coldiretti – per essere realmente di sollievo devono essere continue e di bassa intensità mentre le manifestazioni violente si abbattono su terreni secchi che non riescono ad assorbire l’acqua che cade e che tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti e facendo salire il conto dei danni.
A livello nazionale il 2022 si conferma essere l’anno nero per l’agricoltura italiana dal punto di vista climatico che, tra siccità e maltempo, – evidenzia Coldiretti – ha provocato perdite superiori ai 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale.
Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.
SARDEGNA, L’ECONOMIA CIRCOLARE DEI CONTADINI CONTRO IL CARO PREZZI ED ENERGIA
Contro il caro vita e la crisi economica ed energetica che sta svuotando il carrello della spesa arriva il Circular tour, la festa dell’economia circolare. È l’iniziativa promossa da Coldiretti e Campagna Amica insieme ad Eni, un viaggio tra i mercati coperti di Campagna Amica italiani per raccontare l’importanza di un cambiamento nei nostri modelli di consumo, attraverso un impegno condiviso tra aziende e azioni individuali.
Si tratta di una vera e propria festa dell’economia circolare rivolta alle famiglie e ai bambini che si terrà sabato e domenica 10 e 11 settembre a Sassari a partire dalle 10 (nel mercato coperto di Campagna Amica di Luna e sole) e contemporaneamente in altri 20 mercati coperti di Campagna Amica sparsi per lo Stivale.
Attraverso laboratori didattici, video e giochi i contadini di Campagna Amica in collaborazione con Coldiretti Donne impresa coinvolgeranno famiglie e bambini per promuovere la cultura del riuso e del riciclo anche attraverso le magie della cucina antispreco e della spesa sostenibile, del km0 e della stagionalità.
Le operazioni di recupero e riciclo, infatti, fanno risparmiare risorse, energia e emissioni di CO2, così come l’acquisto dei prodotti a km0.
Questa del fine settimana è la seconda tappa del Circular tour che si era già tenuto a maggio.
In tutti i mercati si comincerà la mattina intorno alle 10 con laboratori come “Ti insegno il riciclo” o “Compostiamoci meglio” passando per il “Gioco dell’oca” a tema economia circolare, fino ad arrivare alla “Spesa sostenibile” e “Ad ogni frutto la sua stagione” che vedrà i bambini impegnati a riconoscere la frutta e verdura di stagione, un laboratorio molto utile anche per i grandi che spesso non sanno quali prodotti consumare in diversi periodi dell’anno.
“Saranno due mattine all’insegna del gioco consapevole in cui saranno affrontate tematiche fondamentali per contrastare e limitare lo tsunami di questa pesantissima crisi – spiegano da Campagna Amica Sardegna -. Tutti devono dare il proprio contributo, grandi e bambini, a cominciare dalle piccole ma significative azioni quotidiane e da un rapporto consapevole con il cibo”.
TOSCANA, BIOLOGICO ABBATTE 1/3 CONSUMI, E’ BOOM CON + 25% SUPERFICI IN UN ANNO
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Toscana hanno raggiunto una estensione complessiva di 225 mila ettari posizionando la regione ai vertici nazionali. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti Toscana diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana alla Fiera di Bologna di Bologna, con le esperienze innovative dei giovani agricoltori bio protagoniste allo stand di Coldiretti Bio (Padiglione, 30 Stand C/21) per sostenere il piano di riduzione del fabbisogno energetico.
Si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy – spiega Coldiretti Toscana – per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti Toscana – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.
I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti Toscana – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici (+170% degli azotati) è dovuta proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli. Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce così la resilienza delle aziende agricole biologiche regionali – rileva Coldiretti Toscana – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.
Il risultato è che mai così tanti ettari sono stati coltivati a biologico in Italia con la superficie che nel giro del solo ultimo anno è aumentata del 25% in Toscana secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. I terreni bio rappresentano così 34,1% delle campagne contro una media europea di circa il 9% consentendo alla Toscana di raggiungere gli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Ed è boom anche di imprese agroalimentare biologiche che salgono a quasi 7mila (+16,5%), quasi mille in più (987 per la precisione).
Un successo trainato dalla fiducia dei consumatori con 1 italiano su 5 che – secondo Coldiretti/Ixè – consuma regolarmente prodotti bio. Una spinta sostenuta soprattutto da motivi salutistici, ma molto importanti nella scelta di acquisto, il territorio di origine e le garanzie della certificazione. Per Coldiretti è chiara la necessità di costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione. Le aziende biologiche – continua Coldiretti Toscana – rappresentano un pezzo importante del percorso di valorizzazione della nostra agricoltura e molte di queste sono presenti nei mercati di Campagna amica diffusi in tutto il territorio regionale, producono in biologico molte delle eccellenze Dop e Igp del nostro territorio e costituiscono una vera e propria rete di sostenibilità per il nostro Paese.
ABRUZZO, GASOLIO AGRICOLO, AZIENDE IN DIFFICOLTA’
Bene approvazione supplemento carburante per orticoli
“Una boccata di ossigeno alle aziende che sono già in gravi difficoltà per la crisi energetica e per le conseguenze post pandemia. Certamente non risolutiva ma sicuramente attesa ed importante per la sopravvivenza di tanti orticoltori”. Lo dice Coldiretti Abruzzo in riferimento alla possibilità delle aziende agricole dell’intero territorio regionale di chiedere, da oggi, il supplemento di carburante agevolato attraverso il portale degli Utenti macchine agricole (Uma) della Regione Abruzzo.
“Quest’anno l’emergenza climatica ha inciso notevolmente sui redditi delle imprese con ripercussioni economiche importanti – dice Roberto Rampazzo, Delegato Confederale di Coldiretti Abruzzo – ricordo che all’inizio della primavera le aziende sono state costrette, durante il periodo di semina, a lavorazioni colturali più intense e, nei mesi di maggio e di giugno, ad irrigazioni di soccorso per fronteggiare la siccità. Tutto ciò – aggiunge – ha portato numerose realtà agricole a consumare un’importante quantità di gasolio utilizzando carburante acquistato a prezzo ordinario con ulteriori ripercussioni sulla situazione di crisi. Accogliamo quindi con soddisfazione l’approvazione, su tutto il territorio regionale, del supplemento che, sollecitato da Coldiretti, è un provvedimento importante perché abbassa i costi delle aziende già fortemente provate e si aggiunge ad una prima delibera che riguardava solo la zona del Fucino”. Coldiretti ricorda che l’assegnazione suppletiva deve essere richiesta tramite il portale UMA entro il 15 novembre 2022 a condizione che alla data del 15 settembre 2022 risulti ritirato almeno il 70% dell’assegnazione di carburante originaria. Possono fare domanda, nel rispetto dei contenuti della delibera, le aziende ubicate su 80 comuni così ripartiti: 31 nella provincia di Teramo, 16 su Pescara, 21 su Chieti e 12 su L’Aquila (ai quali vanno aggiunti 13 comuni contenuti nella prima delibera di assegnazione).
LIGURIA, OLTRE 2,2 MILIONI DI ETTARI COLTIVATI A BIOLOGICO IN ITALIA
Così si abbattono di 1/3 i consumi energetici
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica, che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici. Tutto questo è possibile attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, grazie alle filiere corte e con la rinuncia ai concimi chimici di sintesi, prodotti con l’uso di gas. Un dato che in Italia si accompagna a un vero e proprio boom dei terreni coltivati a biologico: si parla di quasi 2,2 milioni di ettari in tutto il Paese. Una cifra letteralmente raddoppiata negli ultimi 10 anni (+99%, fonte: analisi Coldiretti sui dati Ismea), arrivando a un 17,4% delle campagne del Paese e rappresentando una percentuale quasi doppia rispetto alla media europea (circa 9%), che segna il massimo storico per lo Stivale.
Questo è quanto emerge da un’analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana alla Fiera di Bologna, con le esperienze innovative dei giovani agricoltori bio protagoniste della Coldiretti (Padiglione 30, Stand C/21) per sostenere il piano di riduzione del fabbisogno energetico.
“Si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy – spiegano Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale – per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti provenienti dall’estero, oggi rincarati anche del 170%, con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia) per garantire energia pulita, fino ad arrivare al potenziamento delle filiere corte, con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo è possibile ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale. Ma non solo: in alcuni casi, come quello delle mele, si arriva addirittura a una riduzione del 45%”.
In questo scenario, “con 70mila produttori – continuano Boeri e Rivarossa – l’Italia si conferma il Paese leader in Europa per numero di imprese impegnate nel biologico, un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale. Un dato certamente trainato dalla fiducia dei consumatori, con 1 italiano su 5 che consuma regolarmente prodotti bio ed è disposto a pagare anche di più per acquistare un prodotto certificato. Allo stesso modo, questa spinta verso il biologico è sostenuta soprattutto da motivi legati alla salute, così come fondamentali nella scelta di acquisto risultano la provenienza e le garanzie di certificazione degli alimenti. Non a caso, le aziende biologiche rappresentano un pezzo importante del percorso di valorizzazione della nostra agricoltura, e la stessa agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante per il nostro territorio, con le produzioni che vanno da quelle derivanti dall’attività zootecnica (latte, formaggi, miele, carne) all’olivicoltura, dall’orticoltura alla produzione di aromatiche. L’agricoltura italiana è oggi la più green d’Europa, con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile, sia da un punto di vista sociale che da quello economico, del Paese. Anche per questo, promuovere il ricorso a materia prima italiana certificata, riducendo i volumi delle importazioni, costituisce un ulteriore stimolo di crescita del territorio”.
BASILICATA, CELESTINO NEO DIRETTORE PROVINCIALE DI POTENZA
Il consiglio direttivo della federazione provinciale della Coldiretti Basilicata, ha nominato Luca Celestino, neo direttore della provincia di Potenza della confederazione agricola. Celestino, da febbraio del 2018 in Basilicata come coordinatore Gestionale, dopo aver maturato altre esperienze in Coldiretti Calabria e Puglia, prende il posto di Franco Carbone, nei giorni scorsi nominato direttore di Ara Basilicata. “Sono onorato di svolgere questo incarico in una terra che mi accolto ormai da 5 anni – ha dichiarato Celestino – lo svolgerò, consapevole del grande impegno che riveste, anche in questo preciso momento storico e di contesto, con il grande senso di responsabilità che mi ha visto sin qui impegnato sebbene con un ruolo differente nell’organizzazione. Lo stesso ruolo, mi ha consentito di conoscere il tessuto agricolo e le forti attitudini del territorio che metterò a frutto per affrontare i più opportuni percorsi verso i nuovi scenari di mercato e l’individuazione di nuove opportunità. Ringrazio la Confederazione Nazionale Coldiretti e i dirigenti della Federazione locale per la fiducia accordatami e porgo un caro saluto – ha concluso infine il neo direttore – al direttore uscente e amico Franco Carbone che ho avuto modo di apprezzare umanamente e professionalmente in questi anni in cui ho avuto modo di lavorare con lui”.
PUGLIA, BIOLOGICO ABBATTE 1/3 CONSUMI; CRESCONO ANCORA SUPERCIFI (+6,4%)
Seconda regione più bio d’italia
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio hanno raggiunto quasi 287mila ettari in Puglia, il massimo di sempre. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti Puglia, diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana alla Fiera di Bologna di Bologna.
Cresce ancora il bio, con un aumento delle superfici del +6,4% in Puglia, la seconda regione più bio d’Italia, dove la pratica biologica – spiega Coldiretti Puglia – interessa tutti i comparti agricoli dall’olivo ai cereali (23%), dalla vite agli ortaggi, con 3 impianti di acquacoltura biologica.
Un successo trainato dalla fiducia dei consumatori con 1 italiano su 5 che – secondo Coldiretti/Ixè – consuma regolarmente prodotti bio ed è disposto a pagare anche di più per acquistare un prodotto certificato bio, mentre il 13% dei consumatori è certo che, nel prossimo futuro, aumenterà la spesa per portare in tavola prodotti biologici. La spinta verso il biologico è sostenuta soprattutto da motivi salutistici, ma molto importanti nella scelta di acquisto, il territorio di origine e le garanzie della certificazione.
L’attenzione dei consumatori di cibo biologico ha portato alla realizzazione nei Mercati di Campagna Amica di spazi destinati alle produzioni agroalimentari biologiche, oltre alle Botteghe Italiane completamente bio e numerosi agriturismi di Campagna Amica che hanno impostato la ristorazione proprio sulle produzioni aziendali bio.
Si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy – spiega Coldiretti – per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.
I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici (+170% degli azotati) è dovuta proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.
Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce così la resilienza delle aziende agricole biologiche – rileva Coldiretti – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.
Il biologico si inserisce a pieno titolo nel modello dell’agroalimentare made in Italy sostenuto da Coldiretti, già fortemente caratterizzato per l’attenzione alla qualità, alla salute dei consumatori e alla tutela dell’ambiente. Temi e obiettivi che, proprio nel biologico, trovano la loro piena definizione.
Le aziende biologiche – continua Coldiretti – rappresentano un pezzo importante del percorso di valorizzazione della nostra agricoltura e molte di queste sono presenti negli oltre mille mercati di Campagna amica diffusi in tutto il territorio nazionale, producono in biologico molte delle eccellenze DOP e IGP e rappresentano una vera e propria rete di sostenibilità per il territorio.
Bisogna ridare centralità all’agricoltura anche nella filiera del biologico, perché il biologico rappresenta uno straordinario strumento per lo sviluppo delle nostre campagne e, insieme a tutte le iniziative messe in campo da Coldiretti, consente di avvicinare sempre di più i consumatori al mondo agricolo.
Per Coldiretti è chiara la necessità di costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione.
Il biologico si inserisce a pieno titolo nel modello dell’agroalimentare made in Italy sostenuto da Coldiretti, già fortemente caratterizzato per l’attenzione alla qualità, alla salute dei consumatori e alla tutela dell’ambiente. Temi e obiettivi che, proprio nel biologico, trovano la loro piena definizione.
Le aziende biologiche – continua Coldiretti – rappresentano un pezzo importante del percorso di valorizzazione della nostra agricoltura e molte di queste sono presenti negli oltre mille mercati di Campagna amica diffusi in tutto il territorio nazionale, producono in biologico molte delle eccellenze Dop e Igp del nostro Paese e costituiscono una vera e propria rete di sostenibilità per il nostro Paese.
Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale, conclude Coldiretti sottolineando che è necessario però ricentrarlo nella sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione che possa essere sempre di più garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone di cui le aziende agricole italiane sono da tempo protagoniste.
PIEMONTE, SANA BOLOGNA: È BOOM BIOLOGICO CON 2,2 MILIONI DI ETTARI IN ITALIA”
Costituire filiere bio interamente italiane
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari in Italia, il massimo di sempre. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana di Bologna.
Allo stand di Coldiretti Bio (Padiglione, 30 Stand C/21), tra le esperienze innovative dei giovani agricoltori, c’è quella di Andrea Allasia, giovane allevatore dell’azienda piemontese Agriturismo Cascina San Nazario di Bibiana, in provincia di Torino. Nella vetrina virtuale la sua esperienza volta a valorizzare la carne bovina biologica di Razza Piemontese che trasforma e vende nell’agrimacelleria e nell’agriturismo aziendali.
“In Piemonte sono oltre 50 mila gli ettari ad oggi coltivati con metodo biologico e le produzioni riguardano soprattutto colture da foraggio, prati, cereali, frutta e vite. Molto richiesto a livello internazionale è il vino biologico piemontese. Sono oltre 3 mila gli operatori certificati biologici tra produttori, trasformatori ed importatori. Nello scorso febbraio è nata Coldiretti Bio, la task force di aziende ed esperti per un settore che, a livello nazionale, vale 7,5 miliardi di euro tra consumi interni ed export. E’ stata sancita, così, l’attenzione che Coldiretti ha sempre dimostrato nei confronti di un’agricoltura in linea con gli indirizzi europei di sostenibilità e complementare all’agricoltura tradizionale del nostro Paese”, afferma Mauro Musso, componente del Cda di Coldiretti Bio e presidente di Terramica.
“E’ chiara la necessità di costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione – fanno notare Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Tante le esperienze virtuose: si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale, ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%. Grazie, infatti, anche al primato nel biologico l’agricoltura italiana è oggi la più green d’Europa con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile del Paese oltre ad essere un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”.
PUGLIA, SERVE STRETTA PER GESTIONE ACQUA E OPERE
Con costi produzione alle stelle 1/3 aziende agricole in default
Serve una stretta per la gestione dell’acqua e della bonifica in Puglia, con uno sforzo straordinario in termini di progettualità e investimenti per modernizzazione il settore, nonché per la maggior sicurezza dei territori rispetto ai sempre più frequenti fenomeni climatici calamitosi. E’ quanto ha ribadito Coldiretti Puglia, nel corso dell’audizione in IV Commissione consiliare convocata dal presidente Paolicelli su richiesta proprio della Coldiretti, alla presenza dell’assessore regionale Pentassuglia.
Lo stesso dicasi per le opere irrigue – aggiunge Coldiretti Puglia – di cui molte sono incomplete, spesso in stato precario, con perdite non più sostenibili e anche gli invasi realizzati hanno necessità di essere riqualificati, ampliati e resi idonei per una modera distribuzione sull’area regionale.
Coldiretti Puglia ritiene l’urgenza il cronoprogramma degli interventi, a partire dall’approvazione del Piano Generale di Bonifica, coinvolgendo le parti sociali, passando dalla realizzazione dei nuovi Piani di Classifica, con riparti degli oneri adeguatamente distribuiti su tutto il territorio e una più ampia platea di contribuenti, con una coerente applicazione dei tributi di bonifica connessi ai benefici che le opere di bonifica apportano agli immobili dei contribuenti, e che la regione vigili sulla loro corretta attribuzione, il superamento del peso debitorio sul sistema Consorzi commissariati e la risoluzione delle problematiche amministrative e finanziarie esistenti, la ripresa dei servizi di bonifica (lavori, investimenti) in modo da concretare e giustificare il pagamento degli oneri di bonifica, l’aggiornamento della classificazione e dei tributi per le imprese agricole presenti nelle aree colpite da Xylella, in cui dal 2014 persiste una permanete calamità che ha sconvolto gli assetti della produttività agricola, il completamento delle opere incompiute e la ripresa delle progettazioni idrauliche ed irrigue per mettere in sicurezza il nostro territorio per il prossimo futuro.
“Non si può più tergiversare, visto che è a tutti evidente come il cambiamento climatico stia creando grandi problemi al territorio, soprattutto per la Puglia che invece ha bisogno di importanti opere per ridisegnare il proprio assetto idrico e idrogeologico e per garantire non solo l’approvvigionamento idrico per la popolazione, ma per assicurare l’acqua alle produzioni agricole. E tale compito deve essere assunto della politica regionale nel suo insieme, con una chiara volontà di voler mettere l’acqua e la bonifica al centro dell’impegno, sia in termini di risorse che di progettualità, ciò anche al fine di superare il sentiment sfavorevole, verso uno strumento indispensabile per il settore primario”, spiega Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Si sono consolidate nel tempo nuove ed inevitabili esigenze di manutenzioni ordinarie straordinarie delle opere pubbliche di bonifica che non possono e non debbono essere scaricate sugli utenti i quali hanno, loro malgrado, subito nell’ultimo decennio innumerevoli danni per mancata manutenzione.
“A causa del ventennale commissariamento il mondo agricolo e l’opinione pubblica – insiste Piccioni – hanno sedimentato sfiducia e risentimento verso strutture che hanno, invece, importanti compiti di natura pubblica e di servizio all’agricoltura, rimaste imprigionate in una condizione di scarsa efficienza e di inoperosa funzione statutaria. Di contro i drammatici effetti dell’incuria e dei profondi cambiamenti climatici che si sono manifestati sul territorio regionale, caratterizzati dal succedersi di eventi estremi ed imprevedibili, hanno reso non più rinviabile il rilancio dell’attività di Bonifica integrale”.
A causa della siccità i campi sono allo stremo in Puglia e hanno già perso in media 1/3 delle produzioni dalla frutta al grano, dal foraggio per alimentare gli animali al latte, fino alle olive e alle cozze, con gli effetti anche sull’annata prossima, mentre gli invasi registrano un calo progressivo dell’acqua, con le zone non servite da ‘serbatoi’ artificiali dove agricoltori e allevatori si approvvigionano dai pozzi ormai esauriti e con le autobotti.
Accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione è necessario coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regione Puglia, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica per una gestione unitaria del bilancio idrico perché è evidente l’urgenza di completare le ‘incompiute’ e avviare un grande piano per gli invasi che Coldiretti propone da tempo visto che viene raccolto solo l’11% dell’acqua piovana e si potrebbe arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che si sta verificando anche quest’anno.
I Consorzi pugliesi devono garantire lo scolo di una superficie di oltre un milione di ettari (1.014.545); gestiscono circa 500 chilometri di argini; 265 briglie e sbarramenti per laminazione delle piene; 23 impianti idrovori; oltre 1.000 chilometri di canali (1.126); 9.360 ettari di forestazione. Nel settore irriguo i Consorzi pugliesi gestiscono una superficie servita da opere di irrigazione di oltre 210 mila ettari; 102 invasi e vasche di compenso; 24 impianti di sollevamento delle acque a uso irriguo; 560 chilometri di canali irrigui; circa 10.000 chilometri di condotte tubate, conclude Coldiretti Puglia.
SARDEGNA, L’AGRICOLTURA BIO TAGLIA DI 1/3 I CONSUMI ENERGETICI
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas. I terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari, il massimo di sempre. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa oggi in occasione dell’inaugurazione del Sana, il salone internazionale del biologico a Bologna. L’Italia è leader in Europa con il 17,4 dei terreni bio, quasi il doppio della media europea (circa 9%) e molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030.
In Sardegna, in un anno, dal 2020 al 2021, secondo le elaborazioni di Coldiretti Sardegna sui dati pubblicati dal Sinab, le superfici sarde biologiche sono cresciute del 2,4% mentre gli operatori del 5,4%. Nell’Isola, infatti ci sono 150.456 ettari che la classificano al settimo posto tra le Regioni italiane con il 12,7% del totale (2.186.570), mentre le imprese bio sono 2.202, rispetto 86.144 dell’intera Penisola.
Nel padiglione Coldiretti del Sana, le esperienze innovative dei giovani agricoltori bio sono le protagoniste per sostenere il piano di riduzione del fabbisogno energetico. Si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero (rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie), al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo le aziende riescono a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.
I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici (+170% degli azotati) è dovuta proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.
Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce la resilienza delle aziende agricole biologiche – rileva Coldiretti – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.
A rappresentare la Sardegna al Sana, la giovane Laura Cocco, ultima generazione dell’azienda agricola Peddio di Cuglieri, una azienda olivicola leader nel territorio del Montiferru nella produzione di olio extravergine bio e Dop.
“Nella nostra azienda recuperiamo e riconvertiamo i prodotti ritenuti fino a qualche anno fa scarto di lavorazione – dice Laura Cocco -. All’esterno del frantoio è presente un impianto di estrazione delle sanse il cui scopo è quello di separare la polpa dal nocciolino il quale viene stoccato e utilizzato come combustibile per le caldaie aziendali, la sansa invece viene ritirata da impianti a biogas per alimentare i digestori”.
“Da parte di Coldiretti c’è il massimo impegno per sostenerla e favorirla l’agricoltura bio – evidenzia il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. A livello nazionale è nata l’associazione Coldiretti Bio mentre in Sardegna da circa un anno abbiamo costituito il Distretto Bio Sardegna, il bio-distretto più grande d’Italia. Per Coldiretti – continua – è necessario costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione”.
PUGLIA, NON SCARICARE COSTI SU PRODUTTORI UVA E CANTINE RISPETTOSI TERRITORIO
20mila aziende a rischio crack
Non va scaricato l’aumento dei costi alimentato dalla guerra in Ucraina sulle spalle dell’anello più debole della filiera i vitivinicoltori e le cantine serie che rispettano il prodotto ed il territorio che hanno già sopportato in solitudine la crescita esponenziale dei costi con l’aumento di oltre il 50% per l’energia, le lavorazioni, le materie prime, l’irrigazione con il rischio crack per 20mila aziende agricole. E’ quanto ha denunciato Coldiretti Puglia, nel corso dell’audizione in IV Commissione consiliare convocata dal presidente Paolicelli, alla presenza dell’assessore regionale Pentassuglia.
Con la guerra – sottolinea la Coldiretti – si moltiplicano speculazioni e pratiche sleali sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità dei prodotti offerti sugli scaffali alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione. Il risultato è che più di 1 azienda agricola su 10 (11%) si trova – continua la Coldiretti – in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo.
Per difendere il patrimonio vitivinicolo pugliese è necessario intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati e strutturali – aggiunge Coldiretti Puglia – per programmare il futuro, ma anche mettere mano ai disciplinari di produzione in modo da garantire rapporti di filiera che siano improntati sulla correttezza, la trasparenza e la crescita di tutti gli anelli della filiera.
La vendemmia 2022 in Puglia è partita in anticipo rispetto allo scorso anno – aggiunge Coldiretti Puglia – con la siccità e il caldo oltre i 40 gradi che hanno tagliato la produzione almeno del 15% a livello regionale con i vigneti messi a dura prova anche da continui eventi estremi come nubifragi e grandinate che stanno caratterizzando un agosto pazzo.
Lo scenario del settore vitivinicolo va analizzato, anche alla luce delle preoccupazioni dei consumatori per il ‘carovita’, a seconda dei canali di vendita su cui le diverse strutture di produzione e commercializzazione indirizzano le proprie produzioni. Il timore di entrare in recessione con lo scenario inflattivo e di crisi, determinerà strategie di risparmio dei consumatori con solo il 4% che dichiara che non ci sarà alcun cambiamento nelle abitudini di acquisto e di consumo, il segnale evidente che l’inflazione con il caro bollette e i rincari dei beni alimentari avrà effetti tangibili nei prossimi mesi sulle scelte di acquisto dei consumatori, che non possono essere scaricati sulle spalle dei produttori”, aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
Una situazione inaccettabile se si considera che per ogni euro speso dai consumatori in prodotti alimentari freschi e trasformati appena 15 centesimi vanno in media agli agricoltori ma se si considerano i soli prodotti trasformati la remunerazione nelle campagne scende addirittura ad appena 6 centesimi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea.
Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole e trasformatori con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni, conclude coldiretti Puglia, sottolineando l’importanza in questo contesto dell’apertura del Governo alla proposta di Coldiretti sulla defiscalizzazione del costo del lavoro.
MOLISE, GIOVANI COLDIRETTI: PREMIATI I VINCITORI REGIONALI DELL’OSCAR GREEN 2022
Si è tenuta mercoledì 7 settembre, nella suggestiva cornice del centro meeting Coriolis di Ripalimosani (CB), la premiazione dei vincitori della selezione regionale del premio Oscar Green 2022. “Riprendiamoci il futuro”, questo lo slogan scelto per l’edizione di quest’anno i cui vincitori, provenienti da tutte le regioni italiane, parteciperanno alla selezione nazionale che si terrà in autunno a Roma.
Promosso da Coldiretti Giovani Impresa, l’Oscar Green, è il premio che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani che hanno scelto per il proprio futuro l’Agricoltura. Obiettivo dell’iniziativa è dunque promuovere l’agricoltura sana del nostro Paese che ha come testimonial le tante idee innovative di giovani agricoltori. Come sempre, nello spirito del concorso, saranno premiate quelle idee imprenditoriali che hanno saputo maggiormente coniugare tradizione e innovazione.
Hanno preso parte all’evento il Delegato Confederale ed Direttore regionale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli e Aniello Ascolese, il Delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa Molise, Mario Di Geronimo, l’Assessore regionale all’Agricoltura, Nicola Cavaliere, il Presidente della CCIAA, Paolo Spina, ed il Delegato di Coldiretti Giovani Impresa Abruzzo, Giuseppe Scorrano, neo Presidente del Consorzio Agrario del Centro Sud. Presente anche l’assessore comunale di Campobasso, Simone Cretella.
Stimolanti gli interventi ascoltati nel corso della serata che si è aperta con i saluti di benvenuto del Direttore Ascolese seguiti dall’assessore all’Ambiente della città di Campobasso, Simone Cretella, che ha lodato l’operato di Coldiretti per il sostegno e l’attenzione verso le imprese agricole guidate da giovani imprenditori agricoli.
Da parte sua l’assessore Cavaliere ha spronato i giovani imprenditori agricoli a non arrendersi e pur non negando le difficoltà scaturenti dalla burocrazia, e dalla crisi economica in atto, ha assicurando loro l’ascolto attento della Regione, annunciando anche che nel prossimo Psr ci saranno nuove risorse a sostegno del biologico e della zootecnia.
Il Presidente della CCIAA Spina, riconosciuto il ruolo fattivo della Coldiretti in seno alla Camera di Commercio del Molise ha snocciolato una serie di dati che evidenziano una realtà difficile per tutte le aziende del territorio, ivi comprese quelle agricole, in affanno a causa di problematiche che spaziano dall’aumento esponenziale dei costi di produzione, acuiti anche dalla guerra in Ucraina.
Per questo Spina ha invitato le Istituzioni regionali, dunque anche l’Assessorato all’Agricoltura, ad utilizzare le banche dati della Camera di Commercio che consentono di avere una “fotografia” reale delle condizioni delle aziende e poter in tal modo porre in essere interventi mirati ed efficaci alla risoluzione dei problemi.
Nel corso della serata è intervenuto anche Angelo Felice, Responsabile tecnico-economico di Coldiretti Molise, che ha illustrato le possibilità offerte ai giovani imprenditori agricoli dalla Misura 6.1 – “Pacchetto Giovani” il cui termine per la presentazione delle domande di finanziamento scadrà il prossimo 30 ottobre.
Basati sull’esperienza concreta sul campo le testimonianze portate da Fabio Cordella, Direttore generale dell’azienda agricola biodinamica Di Vaira, di Petacciato (CB) e Maria Antonietta Paladino, dell’omonima azienda zootecnica di Santa Croce di Magliano (CB). Dalle parole dei due giovani imprenditori è scaturita la voglia di non arrendersi anzi reinventarsi per non lasciarsi abbattere dal pessimismo ma guardare sempre al futuro con ottimismo.
Un tema questo del reinventarsi che ha ripreso anche il Delegato regionale di Giovani Impresa Molise, Mario Di Geronimo, che ha sottolineato come le aziende giovani devono avere la capacità di innovarsi ma sempre nel rispetto della tradizione.
Un concetto, questo dell’innovazione nella tradizione, ripreso anche da Giuseppe Scorrano che ha anche sottolineato l’importanza e l’utilità di fare squadra, instaurando positive sinergie tra imprenditori, specie se giovani.
A fare sintesi di tutto Giuseppe Spinelli che ha incoraggiato i giovani a non arrendersi davanti alle difficoltà, assicurando il costante e concreto sostegno di Coldiretti nella difesa della categoria e del diritto degli imprenditori agricoli di poter lavorare e produrre reddito per le loro aziende e cibo per la collettività. “Per questo – ha assicurato – ci troverete sempre pronti ad ascoltarvi e supportarvi”.
DI SEGUITO I VINCITORI
ANNA MARTONE – CATEGORIA “IMPRESA DIGITALE”
Quello della perdita di animali lasciati liberi al pascolo è un problema che da sempre preoccupa gli allevatori. Da oggi però, a correre in aiuto dell’uomo, non c’è più solo il fidato cane da pastore ma interviene anche la tecnologia. Così Anna Martone, giovane allevatrice di Sesto Campano, piccolo centro in provincia di Isernia, ha deciso di fornire un aiuto concreto ai suoi sei cani applicando alle pecore un collare GPS che le consente di sapere in qualsiasi momento del giorno e della notta dove si trovano i suoi oltre 250 capi. Il collare GPS è collegato ad un’App che scaricata sul cellulare di Anna le consente di monitorare la posizione degli animali con un’approssimazione di pochi metri.
“L’idea del GPS – spiega Anna – mi è venuta quest’anno perché, visto che i nostri animali nei mesi estivi vanno a pascolare in montagna, accompagnati solo dai cani da pastore, non mi era possibile sapere dove si trovassero nell’arco della giornata. Invece, tramite GPS solare e una specifica App scaricata sul cellulare, ora posso sapere con estrema precisione e in tempo reale dove si trovano. L’utilità di questo sistema – aggiunge la giovane allevatrice – va a beneficio della sicurezza dell’intero gregge. Infatti, se le pecore dovessero allontanarsi troppo magari per cercare dei rifugi dove ripararsi da improvvisi temporali estivi, sappiamo dove andare a riprenderle per ricondurle al sicuro nella stalla”.
COMUNITA’ TERAPEUTICA MOLISE – CATEGORIA “COLTIVIAMO SOLIDARIETA’”
La Comunità terapeutica Molise, che oggi è anche riconosciuta e apprezzata azienda cooperativa agricola, nasce nel 1989 per volontà di Padre Lino Iacobucci, frate francescano da sempre in prima linea nell’educazione dei giovani e nella lotta alle tossicodipendenze. Inizialmente questa sorge su un terreno preso in affitto, in contrada Fiumicello, nel comune di Toro, piccolo centro alle porte di Campobasso. Il fondo comprende anche un vecchio casolare che Padre Lino, con l’aiuto dei primi ospiti della comunità, ristruttura e adibisce a residenza per il sostegno e la cura di persone con problemi di tossicodipendenza e alcolismo.
Sotto l’infaticabile impulso del frate i giovani ospiti della struttura, che nel frattempo diviene Cooperativa, coltivano la terra e allevano vitelli da carne, pecore, polli ma anche cavalli nelle annesse stalle. Negli anni la struttura di Toro viene ampliata e nel contempo l’infaticabile Padre Lino riesce ad ottenere in affitto una stalla in disuso a Rotello, piccolo centro del Basso Molise. Con l’aiuto dei suoi “ragazzi” il frate ristruttura la stalla dove oggi si allevano bufale da latte.
Dall’allevamento al caseificio il passo è breve. Così, annessa all’azienda zootecnica e agricola, dove si producono i cereali per alimentare i capi, nasce un caseificio aziendale che prende il nome di “Il Girasole”. I prodotti caseari sono di ottima qualità e nel 2019 la Cooperativa entra in Campagna Amica. Oggi il caseificio “Il Girasole” è presente, ogni giovedì e sabato, al mercato di Campagna Amica in piazza Cuoco a Campobasso. Una realtà imprenditoriale, questa messa in piedi da Padre Lino, che fornisce un sostegno concreto a chi ha problemi di tossicodipendenze fornendo agli ospiti anche un’opportunità di riscatto sociale con la possibilità di imparare un mestiere, quello dell’agricoltore o dell’allevatore, e terminata la “cura”, restare a lavorare in azienda.
DANIELE ORLANDO – CATEGORIA “CAMPAGNA AMICA”
Daniele Orlando, 24 anni, dopo il diploma di geometra e varie esperienze lavorative nel campo dell’edilizia, nel 2020 decide di dedicarsi a tempo pieno alla cura dell’azienda agricola e zootecnica di famiglia. Ubicata ad Agnone, cittadina dell’alto Molise in provincia di Isernia, l’azienda Orlando produce: grano, foraggio e legumi e, per la parte zootecnica, alleva vacche da latte e capre. Dal suo ingresso a tempo pieno nell’azienda Daniele, con il prezioso supporto di sua madre Mercede, decide di avviare la produzione di pane, pizze, e vari prodotti da forno, dolci e salati, utilizzando esclusivamente i prodotti aziendali. Il passo successivo Daniele lo muove nel 2021 quando decide di aumentare il numero delle sue capre e contestualmente inaugura un piccolo caseificio aziendale dove avvia la produzione di formaggio caprino. Accreditata a Campagna Amica l’azienda Orlando è oggi presente con le sue prelibatezze nei mercati coperti di Campagna Amica di Isernia e Campobasso.
CARMINE VALENTINO MOSESSO – CATEGORIA “CUSTODI D’ITALIA”
Il progetto di Carmine Valentino Mosesso prevede il recupero del “Fagiolo della levatrice”. Questo legume era coltivato nei decenni passati nei campi e negli orti di Castel del Giudice, paese in provincia di Isernia, ma a causa del progressivo abbandono delle campagne stava per scomparire. Grazie alla tenacia e alla determinazione di Carmine, giovane agricoltore del luogo, laureato in scienze Agrarie all’Università del Molise, questo antico legume è stato salvato dall’estinzione. La storia del “Fagiolo della levatrice” è legata, appunto, ad una levatrice, originaria del ferrarese, che lo portò in paese nella prima metà del ‘900. Questa era solita regalare alle partorienti il seme di questo legume che, in beve tempo si diffuse in tutti gli orti del paese. Con il progressivo abbandono delle campagne questo fagiolo ha rischiato di scomparire ma nel 2018 Carmine ha recuperato il seme dalle mani dell’ultimo custode del paese (il signor Marcello) e ha cominciato a produrlo.
Questo fagiolo è una leguminosa rampicante; a luglio raggiunge altezze considerevoli (circa 2 metri) per questo necessita di pali di sostegno. Solitamente in legno di “vellana”(corylus avellana). Resiste molto bene ai ritorni di freddo, cosa non troppo inusuale nel mese di maggio nelle zone di montagna. Non ha bisogno di essere irrigata. Fin qui tutto nella norma per quanto riguarda le caratteristiche vegetali ma è nel piatto, nelle tipiche zuppe contadine, nelle minestre, nei “fagioli acconciati” (con le patate) che il fagiolo della “levatrice” libera tutte quelle caratteristiche capaci di conquistare e riconquistare per generazioni la fedeltà e i palati di un paese intero. Nell’ottica della multifunzionalità Carmine porta avanti anche l’attività di accompagnare turisti e vacanzieri in sella alle sue asine facendo loro visitare le bellezze naturalistiche della zona dove vive.
FERRARA, REGIONE EMILIA-ROMAGNA CON PSR 2023-2027
Sostegno a giovani, montagna ed investimenti
Coldiretti Emilia-Romagna commenta positivamente la nuova programmazione dei fondi comunitari per lo sviluppo rurale della programmazione 2023-2027
“Bene la programmazione delle risorse per il Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027 approvata dalla Giunta regionale”.
Coldiretti Emilia Romagna plaude l’attenzione posta dall’Esecutivo regionale al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“In un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – il sostegno garantito dalla Regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
“Abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo Piano di Sviluppo Rurale regionale – aggiunge il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. Auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022”.
GROSSETO, LA VENDEMMIA ENTRA NEL VIVO MA RESE GIU’ (-20%)
La vendemmia entra nel vivo in maremma. Partita con due settimane di anticipo a causa della siccità che in maremma ha colpito più duro che altrove costringendo gli apicoltori anche all’irrigazione di soccorso laddove possibile, le previsioni sono incoraggianti. L’uva bella e sana regalerà agli appassionati un vino di qualità, in perfetta linea con le aspettative del mercato ma le rese, riscontrate fino a qui, saranno leggermente inferiori rispetto al primo monitoraggio. Il calo stimato oscilla tra il 10% ed il 20% a seconda delle tipologie di vitigno. In provincia di Grosseto sono 2.478 le aziende vitivinicole che coltivano poco meno 10 mila ettari a vite per una produzione che si attesa intorno ai 600 mila ettolitri che fanno della maremma la terza provincia a vocazione vitivinicola regionale.
A dirlo sono Coldiretti Grosseto e Vigneto Toscana che stanno seguendo le fasi della vendemmia sul territorio dove si sono registrate, in virtù della raccolta anticipata, difficoltà nel reperire la manodopera e nell’organizzazione le squadre di raccolta. “I vitigni hanno dimostrato una grandissima resilienza e capacità di adattamento a condizioni climatiche estreme che unito al lavoro e alla professionalità dei viticoltori ha fatto la differenza in questa stagione molto complicata. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana e Delegato Confederale Grosseto – E’ chiaro però che è necessario accelerare partendo dal recupero degli invasi aziendali che già esistono e che sono oggi inutilizzati per colpa della burocrazia e dei costi di gestione, che in Toscana sono oltre 16 mila secondo un censimento del Lamma e al contempo lavorare per pianificarne di nuovi. Su questo punto stiamo lavorando con la Regione Toscana: Coldiretti è soggetto attivo del tavolo tecnico voluto dal Governatore Giani. Servono strumenti normativi e percorsi straordinari per mettere in condizioni l’agricoltura di continuare a produrre cibo alla luce anche della forte dipendenza che il nostro paese sta dimostrando dopo lo scoppio della guerra in Ucraina”.
Rese inferiori per la vendemmia 2022 confermate da Fiorella Lenzi della Serraiola Wine, 12 ettari modellati dalla passione ai confini tra Grosseto e Livorno. “Ad incidere sulle rese sono stati in particolare i mesi siccitosi di maggio e giugno. E’ stata un’annata migliore rispetto al 2017 grazie a notti più fresche. Da una decina di giorni abbiamo già iniziato a raccogliere, con ottimo riscontro, i vitigni a bacca bianca come il vermentino, lo chardonnay ed il sauvignon. – spiega la Lenzi – Poi toccherà ai merlot, syrah e per ultimo al sangiovese. Siamo solo all’inizio di questa vendemmia…”.
La raccolta dei grappoli è partita con una settimana di anticipo alla storica Fattoria Mantellassi: 110 ettari vitati a Magliano, terra del Morellino. “La siccità ha pesato molto sulle rese dell’uva che si presentano però in grande salute. – spiega Giuseppe Mantellassi – Dove abbiamo potuto siamo corsi in aiuto delle viti con l’irrigazione di soccorso ma parliamo di appena un quarto dei vigneti totali. Il tema dell’approvvigionamento dell’acqua, anche per colture come le viti abituate al caldo, non può essere rimandato oltre. Le difficoltà climatiche hanno inciso sulla quantità ma fortunatamente non sulla qualità che sarà al di sopra delle aspettative”.
La prima azienda a partire era stata nella settimana di Ferragosto il Podere La Pace a Massa Marittima. “Nonostante i turni di irrigazione le condizioni climatiche ci hanno costretto ad iniziare la vendemmia con due settimane di anticipo per evitare la sovra maturazione e la disidratazione degli acini – spiega Gianluca Battista, general manager del Podere La Pace, 5 ettari e mezzo di vigneti a Massa Marittima – Non ci sono stati attacchi di parassiti o funghi. La qualità della prossima annata sarà ottima”.
FORLÌ, REGIONE EMILIA ROMAGNA PSR 2023-2027
Sostegno a giovani, montagna, investimenti
“Bene la programmazione delle risorse per il piano di sviluppo rurale 2023-2027 approvata dalla giunta regionale”.
coldiretti plaude l’attenzione posta dall’esecutivo regionale emilia romagna al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“in un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il direttore di coldiretti emilia romagna marco allaria olivieri – il sostegno garantito dalla regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
“abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo piano di sviluppo rurale regionale – aggiunge il presidente di coldiretti emilia romagna nicola bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022”.
SONDRIO, BOLLETTE PESANTISSIME: RINCARI MAI VISTI ANCHE PER STALLE E AGRITURISMI
“L’esplosione dei costi dell’energia sta mettendo in ginocchio aziende e consumatori. Nel fondovalle come in montagna, le imprese agricole, gli allevamenti e gli agriturismi si sono visti recapitare in queste settimane importi pesantissimi, con bollette in alcuni casi più che triplicate, per soddisfare gli stessi bisogni energetici”. A denunciarlo è Silvia Marchesini, presidente di Coldiretti Sondrio, che torna a sottolineare la necessità di misure urgenti per contrastare i rincari sull’energia che stanno avendo un impatto devastante sui prezzi finali, mettendo in ginocchio aziende e consumatori.
L’esplosione dei costi di luce e gas si riversa a valanga su tutta la filiera agricola in un contesto già difficile a causa della siccità e degli eventi estremi che hanno danneggiato la produzione agricola, gravando ulteriormente sui bilanci già penalizzate degli agricoltori.
“Come avviene per le famiglie, anche le azienda agricole, come l’intera filiera alimentare, si ritrovano duramente colpite dall’aumento dei costi” prosegue Marchesini. Più di un’azienda agricola su 10 (il 13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività – prosegue Coldiretti Sondrio – ma ben oltre un terzo del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. In agricoltura, evidenzia la Coldiretti, si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.
Nel sistema agricolo – evidenzia Coldiretti Sondrio – i consumi diretti di energia includono i combustibili per trattori, serre e i trasporti mentre tra i consumi indiretti ci sono quelli che derivano da fitosanitari, fertilizzanti e impiego di materiali come la plastica. Il comparto alimentare richiede invece ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed energia elettrica, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, funzionamento delle macchine e climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro. Si tratta di una bolletta energetica pesante nonostante nel tempo si sia verificato un contenimento dei consumi energetici grazie alle nuove tecniche e all’impegno degli agricoltori per la maggiore sostenibilità delle produzioni anche con l’adozione di tecnologie 4.0 per ottimizzare l’impiego dei fattori della produzione.
“Così non possiamo andare avanti. Non c’è tempo da perdere – conclude Coldiretti Sondrio –, bisogna intervenire subito sui rincari dell’energia a famiglie e imprese che mettono a rischio una filiera agroalimentare che dai campi alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio”.
VARESE, GAS, QUANDO IL CARO-ENERGIA SI TRASFERISCE NEL BICCHIERE
Aumenti a due cifre anche per l’acqua
Il caro energia si trasferisce valanga nel bicchiere con aumenti di prezzo che vanno dal +11% per l’acqua minerale al +10,5% per i succhi di frutta fino al +7% delle bibite gassate sotto pressione per gli elevati costi di estrazione dell’anidride carbonica ad uso alimentare. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sugli ultimi dati Istat relativi all’inflazione nel sottolineare che forti aumenti dei costi di produzione si registrano anche per le bevande alcoliche più diffuse dalla birra al vino.
A pesare sono i costi di produzione in campi e vigneti che – sottolinea Coldiretti Varese – vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigare i raccolti ma il caro energia e la mancanza di materia prime si fanno sentire lungo tutta la filiera – spiega Coldiretti Varese– insieme all’aumento di costi per imballaggi, bancali, contenitori di plastica, vetro, metallo, etichette e tappi. Costi indiretti che vanno dal vetro rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapack con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +10% costi per le lattine, fino ad arrivare al +70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.
Una situazione che è destinata ad esplodere in autunno con un prevedibile balzo dei listini di vendita che riguarda l’intera filiera agroalimentare che dai campi alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio, secondo l’analisi della Coldiretti.
A far aumentare i prezzi alla produzione è il caro energia che si trasferisce a valanga sui costi di produzione anche nell’agroalimentare che assorbe oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno. Il comparto alimentare richiede – continua Varese – ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed energia elettrica, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, il funzionamento delle macchine e la climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro (8,6 Mtep). Si tratta di una bolletta energetica pesante nonostante nel tempo si sia verificato un contenimento dei consumi energetici grazie alle nuove tecniche e all’impegno degli agricoltori per la maggiore sostenibilità delle produzioni anche con l’adozione di tecnologie 4.0 per ottimizzare l’impiego dei fattori della produzione.
“Non c’è tempo da perdere e non possiamo aspettare le elezioni e il nuovo Governo ma bisogna intervenire subito sui rincari dell’energia che mettono a rischio imprese e famiglie in settori vitali per il Paese” afferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori nel sottolineare che “con i rincari d’autunno insieme al sistema produttivo sono a rischio alimentare oltre 2,6 milioni di persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare e rappresentano la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di famiglie a causa dell’inflazione spinta dal carrello della spesa per i costi energetici e alimentari”.
RIMINI, REGIONE EMILIA ROMAGNA PSR 2023-2027
Sostegno a giovani, montagna, investimenti
“Bene la programmazione delle risorse per il Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027 approvata dalla Giunta regionale”.
Coldiretti plaude l’attenzione posta dall’Esecutivo regionale Emilia Romagna al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“In un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – il sostegno garantito dalla Regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
“Abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo Piano di Sviluppo Rurale regionale – aggiunge il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. Auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022”.
COMO-LECCO, MALTEMPO: PECORE DISPERSE, CAMPI DISTRUTTI O ALLAGATI
Ortaggi mitragliati e animali dispersi in montagna. Il maltempo che ha colpito l’area lariana ha investito in pieno anche l’agricoltura, con danni gravi dalla fascia prealpina all’Alto Lago. Un primo monitoraggio dei tecnici sul territorio ha evidenziato come l’area colpita da grandine e nubifragi sia oltremodo ampia: in particolare – precisa la Coldiretti lariana – nella zona di Brunate, sopra a Como, si segnalano campi di ortive bersagliati dai chicchi di ghiaccio, mentre in un alpeggio sopra a Sorico (CO), un gruppo di pecore è scappato per paura dei molti fulmini ed è tuttora disperso. Si teme che nella fuga gli animali possano essere finiti in un dirupo.
Campi allagati anche a Grandola e Uniti, mentre ovunque si lavora al ripristino – non semplice – dei collegamenti e delle strade poderali investite da fango e alberi caduti.
Le precipitazioni nell’area lariana – sottolinea Coldiretti Como Lecco – erano attese per combattere gli effetti della siccità, ma questi nubifragi così violenti (e purtroppo sempre più frequenti rispetto ai decenni passati) non fanno che peggiorare la situazione: le piogge per essere realmente di sollievo devono essere continue e di bassa intensità mentre le manifestazioni violente si abbattono su terreni secchi che non riescono ad assorbire l’acqua, che tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti e facendo salire il conto dei danni.
A livello nazionale il 2022 si conferma essere l’anno nero per l’agricoltura italiana dal punto di vista climatico che, tra siccità e maltempo, – evidenzia Coldiretti – ha provocato in Italia perdite superiori ai 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale.
“Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche nelle due province di Como e Lecco dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici negli ultimi anni sembra divenuta la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”.
REGGIO EMILIA, PSR 2023-2027: SOSTEGNO A GIOVANI, MONTAGNA E INVESTIMENTI
Bene la programmazione delle risorse per il Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027 approvata dalla Giunta regionale. Coldiretti Emilia Romagna plaude l’attenzione posta dall’Esecutivo regionale al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“In un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – il sostegno garantito dalla Regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
«Guardiamo con attesa e aspettativa gli effetti della nuova programmazione sulla nostra provincia – commenta il direttore della Coldiretti reggiana Alessandro Corchia. Dalla precedente 2014-2022 Reggio Emilia ha avuto grandi soddisfazioni riuscendo a far partire oltre 350 imprese di giovani under 40».
Sono infatti oltre 350 le domande finanziate o in corso di finanziamento nella provincia reggiana, attraverso gli aiuti destinati ai giovani con il primo insediamento, per la realizzazione di investimenti che permettono lo sviluppo di imprese agricole sostenibili sul territorio.
«Abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo Piano di Sviluppo Rurale regionale – aggiunge il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. Auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022».
CUNEO, CARNE: CON ESPLOSIONE DEI COSTI È ALLARME STALLE
La forte impennata dei costi di produzione, dall’energia alle materie prime con +170% dei concimi e +90% dei mangimi, rende sempre più necessario sviluppare progettualità economiche concrete per salvare gli allevamenti bovini e garantire agli allevatori prezzi equi che non scendano sotto i costi di produzione, come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni. Lo ha affermato Coldiretti al Tavolo della filiera zootecnica da carne, che si è tenuto in Regione alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura, Marco Protopapa.
“Sicuramente utile un momento di confronto come questo tanto che, alla luce del momento delicato e di crisi dovuto agli aumenti alle stelle dell’energia e delle materie prime, è opportuno che il Tavolo della filiera zootecnica da carne diventi permanente. Servono azioni concrete e progettualità economiche per il rilancio del comparto zootecnico da carne e, soprattutto, della Razza Piemontese che vive, ormai da troppo tempo, una grave crisi con conseguenze disastrose sia per gli addetti diretti e le loro famiglie, sia per l’indotto generato, ma anche per l’ambiente e per il territorio che rischia di perdere chi per primo si occupa del suo mantenimento” dichiara il presidente di Coldiretti Cuneo Enrico Nada.
“È necessario anche costituire una raccolta dati regionale che monitori i costi dell’allevamento dei bovini affinché agli allevatori venga riconosciuto sempre un prezzo equo che tenga conto dei rincari e del mercato. Siamo pronti, altrimenti, ad applicare la legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni a tutela di un comparto cruciale dell’economia provinciale e regionale. Per questo ci vuole un’attenzione particolare e costante sulla questione, non più solo parole e promesse” evidenzia il Direttore di Coldiretti Cuneo, Fabiano Porcu.
La filiera bovina in Provincia di Cuneo conta più di 3.000 aziende e 330.000 capi allevati, con una netta prevalenza di capi di razza Piemontese (220.000 su un totale di 315.000), prima razza autoctona nazionale e fiore all’occhiello della produzione locale con un fatturato che arriva a 500 milioni di euro.
PARMA, REGIONE EMILIA ROMAGNA PSR 2023-2027
Sostegno a giovani, montagna, investimenti
“Bene la programmazione delle risorse per il Piano di Sviluppo Rurale 2023-2027 approvata dalla Giunta regionale”.
Coldiretti Emilia Romagna plaude l’attenzione posta dall’Esecutivo regionale al settore che beneficerà di quasi un miliardo di euro, con 132 milioni in più rispetto alla precedente programmazione.
“In un momento così delicato per le imprese è fondamentale – sottolinea il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – il sostegno garantito dalla Regione ai giovani, alla montagna e agli investimenti, un passo importante questo per assicurare competitività e reddito alle imprese, ma anche per migliorare i processi produttivi e favorire lo sviluppo dei territori, a partire dalle aree più svantaggiate, come quelle montane e interne”.
“Abbiamo accolto con soddisfazione il nuovo Piano di Sviluppo Rurale regionale – aggiunge il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli – esso garantisce alle imprese agricole di tutti i comparti produttivi nuove opportunità per rispondere alle sfide che stiamo vivendo, dal cambiamento climatico alla siccità fino ai rincari delle materie prime e dell’energia. Auspichiamo ora – conclude – che la programmazione prosegua spedita nel suo iter per la definitiva approvazione già entro la fine del 2022”.
MASSA CARRARA, LE 5 PRIORITA’ DEGLI AGRICOLTORI PER I CANDIDATI APUO-LUNIGIANESI
Dall’emergenza ungulati, tema molto sentito anche nella provincia di Massa Carrara, che vede Coldiretti pronta a chiedere al nuovo Governo un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della legge 157 del 1992 per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette al piano invasi per affrontare i cambiamenti climatici e la siccità. Dalla legge di bilancio ai 35 miliardi di euro di fondi europei da non perdere, dai secchi no al nutriscore, ai sistemi di allarmistici di etichettatura a semaforo che l’Europa vorrebbe introdurre, al cibo sintetico prodotto in fabbrica e al trattato commerciale UE-Mercosur fino alla battaglia fondamentale per l’indicazione di origine in etichetta ma anche la necessità di attuare al più presto le misure del Pnrr.
Sono sinteticamente le cinque priorità per i primi 100 giorni del Governo che Coldiretti Massa Carrara presenterà ai candidati locali nei collegi uninominali e plurinominali alle elezioni del prossimo 25 settembre a cui chiederà un formale impegno per realizzarli. Il documento sarà illustrato ai candidati attraverso iniziative ed incontri che saranno via via concordati con i candidati.
‘’La campagna elettorale – ha spiegato Francesca Ferrari, Presidente Coldiretti Massa Carrara – non fermi gli interventi necessari per contrastare il devastante caro bollette che sta spezzando le imprese agricole già duramente colpite da mesi di rincari, siccità e cambiamenti climatici; così come non fermi gli investimenti per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero ed assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo. Il documento con le priorità per i primi 100 giorni di Governo sarà illustrato e consegnato a tutti i candidati della provincia di Massa Carrara che avranno voglia di incontrarci in queste due settimane decisive per il futuro del nostro paese. A tutti i candidati chiederemo di sottoscrivere il nostro documento sancendo così un impegno formale per raggiungere i cinque obiettivi per salvare la nostra agricoltura”.
Le 5 priorità dei primi 100 giorni del Governo
1) Difendere l’agricoltura italiana con l’istituzione del ministero dell’agroalimentare: dalla legge di bilancio ai 35 miliardi di euro di fondi europei da non perdere
2) Europa: no al Nutriscore, no al cibo sintetico e no al Mercosur, sì all’origine in etichetta, sì alla sostenibilità e sì alla ricerca
3) Pnrr: la chiave per la sovranità alimentare, energetica e logistica italiana
4) Stop cinghiali: difendiamo cittadini e agricoltori
5) Invasi: acqua e energia sostenibile per l’Italia
MODENA, ENERGIA: BIOLOGICO ABBATTE 1/3 CONSUMI
Record storico in italia con 2,2 mln di ettari, raddoppiati in 10 anni
Con la crisi energetica è boom per l’agricoltura biologica che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari in Italia, il massimo di sempre.
E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana alla Fiera di Bologna alla quale sono intervenuti anche gli agricoltori bio modenesi, con il presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari, e il direttore Marco Zanni, insieme agli oltre 300 colleghi giunti da tutta la regione con le loro esperienze innovative protagoniste allo stand di Coldiretti Bio (Padiglione, 30 Stand C/21), esempi questi di buone pratiche funzionali al piano di riduzione dei consumi energetici.
L’Emilia-Romagna – ricorda Coldiretti Modena – oggi è la quarta Regione in Italia per superficie coltivata a bio e per numero di operatori biologici. Sono oltre 7mila le aziende agricole biologiche, con un incremento dell’85% dal 2014 e una superficie totale che supera i 200mila ettari rappresentando circa il 18% della Sau regionale.
Tra le esperienze che abbattono i consumi illustrate dai giovani imprenditori biologici allo stand ColdirettiBio si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti provenienti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale – sottolinea Coldiretti – ma in alcuni casi, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%.
I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono, infatti, ottenuti con procedimenti fortemente energivori e l’Italia – ricorda Coldiretti – è dipendente dall’estero per la produzione di questi prodotti. L’aumento dei costi dei fertilizzanti chimici è dovuto proprio a tali dinamiche e l’agricoltura bio, puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, evita il ricorso a queste sostanze, valorizzando la zootecnia, che rappresenta una risorsa nazionale anche in termini di sostanza organica che gli allevamenti mettono a disposizione per rendere più fertili i nostri suoli.
Concimare la terra attraverso l’uso del letame, il compostaggio dei residui organici e anche i residui degli impianti di biogas, favorisce così la resilienza delle aziende agricole biologiche – rileva Coldiretti – e rappresenta un modello produttivo in grado di contrastare la dipendenza da mezzi di produzione esterni alle aziende. Ma, puntando sulla filiera corta, il biologico riduce anche i tempi di trasporto dei prodotti e, con essi, le emissioni in atmosfera, tagliando le intermediazioni con un rapporto diretto che avvantaggia dal punto di vista economico agricoltori e consumatori.
Il risultato è che mai così tanti ettari sono stati coltivati a biologico in Italia con la superficie che nel giro degli ultimi dieci anni è praticamente raddoppiata (+99%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. I terreni bio rappresentano il 17,4% delle campagne del Paese quasi il doppio della media europea (circa 9%) e molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Ed è boom anche di imprese agroalimentari biologiche che salgono a oltre 86mila, il 79% in più in un decennio, dando all’Italia il primato europeo per numero di aziende.
Numeri che sono stati analizzati insieme alle strategie per combattere gli effetti dell’inflazione sulla spesa e all’impatto dei rincari energetici sulle scelte produttive nel corso dell’incontro promosso da Coldiretti Bio, alla presenza di oltre 300 imprenditori del biologico di Coldiretti Emilia Romagna, svoltosi alla sala del Palazzo dei Congressi di piazza della Costituzione.
All’iniziativa hanno preso parte tra gli altri, assieme alla presidente di Coldiretti Bio Maria Letizia Gardoni, Elena Panichi, Capo unità agricoltura biologica Dg Agri della Commissione Ue, Enrico Amico, Presidente Demeter, Robert Schweininger, Responsabile acquisti del gruppo Tegut (Germania), Carmelo Troccoli, Direttore Fondazione Campagna Amica, Francesco Giardina, segretario di Coldiretti Bio e il Direttore regionale Marco Allaria Olivieri.
“Grazie anche al primato nel biologico l’agricoltura italiana è oggi la più green d’Europa con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile del Paese” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare come il settore bio vanti ancora “ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”.
“Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale – ha dichiarato Maria Letizia Gardoni presidente di Coldiretti BIO, l’associazione che riunisce le imprese biologiche e biodinamiche di Coldiretti –. È necessario però ricentrarlo sulla sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione che possa essere sempre di più garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone di cui le aziende agricole italiane sono da tempo protagoniste”.
“Anche il nuovo PSR regionale – afferma il Presidente di Coldiretti Emilia-Romagna Nicola Bertinelli – mette al centro la sostenibilità ambientale, con una dotazione di oltre 404 milioni di euro, pari al 44,25% delle risorse totali, permettendo il sostegno alla Lotta Integrata così come l’importante aiuto al Settore Biologico che avrà sempre più un ruolo cardine nell’agricoltura della nostra Regione”.
“Fondamentale da parte della Regione – gli fa eco il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna Marco Allaria Olivieri – l’attenzione posta nella programmazione per gli anni a venire sui temi della competitività collegati proprio alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione dell’agricoltura biologica. “Come Coldiretti Emilia Romagna, proprio grazie alle risorse del PSR – continua il Direttore Allaria Olivieri – abbiamo organizzato un’importante offerta formativa per le aziende agricole Biologiche e, come già avvenuto in passato, da Ottobre ripartiranno i corsi totalmente finanziati per le nuove imprese start-up Bio e per le aziende specializzate nei vari comparti produttivi biologici”.
VERCELLI-BIELLA, MALTEMPO: DANNI ALLE COLTIVAZIONI E ALLE STRUTTURE
Tronzano, Salussola e Bianzè i comuni più colpiti
Allarme maltempo nelle campagne del Vercellese e del Biellese. I temporali e le grandinate che si sono abbattuti ieri sera, mercoledì 7 settembre, nelle due province hanno provocato danni alle coltivazioni, alle infrastrutture e alle abitazioni. L’area maggiormente colpita è quella tra Tronzano e Bianzè con danni nei campi che vanno dal 60% al 90%: riso, mais, soia sono le colture che sono state oggetto della furia temporalesca. Sempre a Bianzè il forte vento ha colpito duramente abitazioni e infrastrutture con tetti divelti e pali della luce piegati.
A Salussola le due grandinate, avvenute intorno alle ore 21 e alle ore 23, hanno provocato danni alle coltivazioni del 40-50%. Stesso discorso per Santhià dove però le perdite sono più contenute, intorno al 10-20%.
Investiti dal maltempo, nel Biellese, anche i comuni di Lessona, Cossato, Ternengo, Valdilana, Massazza, Casapinta e Mezzana Mortigliengo: numerose piante sono cadute, così come i pali dell’alta tensione mentre tante tegole dei tetti sono state spazzate via. Problemi anche in Valsesia dove sono state registrate raffiche di vento di quasi 100 chilometri l’ora.
“Si tratta di un’annata veramente complicata per gli agricoltori, che oltre ai rincari record delle materie prime che stanno mettendo in ginocchio le aziende, hanno dovuto fare i conti con l’emergenza siccità e ora con i danni da maltempo – commentano il Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e il Direttore Francesca Toscani – Con la diminuzione della produzione a causa della scarsa disponibilità idrica, queste ulteriori perdite sono davvero un brutto colpo. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense”.
ALESSANDRIA, CEREALI: CON RICATTO PUTIN TAGLIO ESPORTAZIONI
Verso l’Europa aumenta +3,3% prezzo grano
La minaccia di Putin di tagliare le esportazioni di cereali ucraini e russi verso l’Europa ha fatto balzare il prezzo del grano del 3,3% òsu valori massimi in quasi due mesi per le preoccupazioni internazionali sulle spedizioni dal Mar Nero che hanno alimentato le speculazioni.
E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti nel sottolineare che le quotazioni hanno chiuso a 8,44 dollari per bushel (27,2 chili) al Chicago Board of Trade, per poi rimbalzare sul mercato asiatico.
L’incertezza alimenta le speculazioni con forti oscillazioni dei prezzi che nei Paesi ricchi favoriscono l’inflazione ed in quelli poveri la fame. La prova è che, nonostante il crollo dei raccolti fino al -30% abbia limitato la disponibilità di prodotto in Italia, il grano viene in questo momento sottopagato agli agricoltori, costretti a produrre in perdita a causa dei rincari record che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio.
A scuotere il mercato è la possibilità che si possano chiudere i corridoi per il commercio dei cereali aperti grazie all’accordo raggiunto tra Nazioni Unite, Turchia, Ucraina e Russia per assicurare i traffici commerciali nei porti del Mar Nero.
“La minaccia di Putin di interrompere le spedizioni verso l’Europa farebbe mancare all’Italia quasi 1,2 milioni di chilogrammi di grano per la panificazione e di mais per l’alimentazione degli animali importati annualmente da Russia e Ucraina, aggravando una situazione che vede il nostro Paese dipendente dalle importazioni straniere per il 64% del frumento tenero che serve per pane, biscotti, dolci e del 47% del granturco per l’alimentazione delle stalle, in un momento in cui peraltro i raccolti nazionali sono stati falcidiati dalla siccità”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.
Come per il gas, anche e soprattutto nell’alimentare, è prioritario ridurre la dipendenza dall’estero intervenendo nell’immediato sui costi energetici per salvare aziende e stalle.
Uno dei prodotti simbolo del territorio alessandrino è proprio il frumento tenero oggetto dell’accordo di filiera Gran Piemonte volto a valorizzare l’oro giallo ed ottenere prodotti da forno prepararti con vera farina Made in Piemonte per rispondere anche alle esigenze dei consumatori che sono sempre più attenti alla provenienza degli ingredienti.
“Una situazione che alimenta l’interesse sul mercato delle materie prime agricole con la speculazione che si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco.
L’Italia, in particolare, è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori con la perdita di quasi un campo di grano su dieci nell’ultimo decennio.
Appuntamenti
UMBRIA, AL MERCATO PERUGIA DI CAMPAGNA AMICA TORNA IL CIRCULAR TOUR
La grande festa dell’economia circolare
Al Mercato Contadino Perugia di Campagna Amica, il 10 e 11 settembre, torna l’evento dedicato all’economica circolare, per favorire modelli che mantengano il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse, riducendo al contempo al minimo la produzione di rifiuti. Il Circular Tour nei mercati, promosso dalla collaborazione tra Coldiretti, Fondazione Campagna Amica ed Eni, ha l’obiettivo di coinvolgere le famiglie e soprattutto i più piccoli, in un percorso educativo che passa attraverso i temi del riciclo, del non spreco e della trasformazione degli scarti alimentari in energia.
Una due giorni ricca di eventi, laboratori e giochi, all’insegna del chilometro zero e dell’ecosostenibilità, in collaborazione con Coldiretti Donne Impresa. Sabato e domenica, dalle 08.30 alle 15.00 – informa Coldiretti – i protagonisti saranno le famiglie e i bambini grazie a diversi laboratori e giochi didattici, ad ingresso libero, sul riciclo e sul rispetto per l’ambiente, da “mani in pasta” a “compostiamoci meglio”, fino alla piantumazione dell’orto. Condivisione, risparmio energetico, prodotti a km zero, sono i concetti chiave, oltre a riutilizzo e riciclo, nell’ottica di trasformare gli scarti e reinventarli in qualcosa di nuovo. Per l’occasione domenica – spiega Coldiretti – per il Mercato di Campagna Amica di Madonna Alta, è prevista un’apertura straordinaria, con un pranzo alle ore 13.00 per tutti i gusti, dall’Hungryburger contadino al pesce fritto.
“Proseguono il nostro impegno e la nostra attenzione verso la tutela dell’ambiente e per la salvaguardia delle risorse – sottolinea Albano Agabiti Presidente regionale Coldiretti. Dopo il successo dell’iniziativa di maggio, un altro week end in linea con i valori di un’agricoltura made in Italy che è la più green d’Europa ed all’avanguardia di un nuovo modello economico circolare in cui si produce valorizzando anche gli scarti. L’economia circolare deve diventare – aggiunge Agabiti – la base per l’educazione di tutti i cittadini, facendo leva pure su semplici azioni quotidiane”.
“Anche i nostri agricoltori nelle fattorie, negli agriturismi e nei mercati – ribadisce il Direttore Coldiretti Umbria Mario Rossi – sono impegnati con forza oltre che ad educare consumatori e società ad una sana alimentazione, a trasmettere nozioni e tecniche antispreco riguardo all’energia e al cibo, a cominciare da un attento uso e riciclo dei prodotti. Luoghi che sono diventati oltre che spazi di vendita e per fare la spesa – prosegue Rossi – momenti di educazione, socialità e formazione, dove tutti possono entrare in contatto con il mondo contadino. Proprio il km zero, tra l’altro, rappresenta una delle massime espressioni dell’attenzione verso la sostenibilità economica ed ambientale. Tutti concetti – conclude Rossi – che proprio in una fase così difficile e critica da un punto di vista energetico, dobbiamo saper veicolare in maniera sempre più convinta”.
TOSCANA, SOCIALE: RACCOLTA PATATE SELF-SERVICE CONTRO RINCARI E SPECULAZIONI
Apre orto alle famiglie (i primi 2 kg sono gratis)
In Toscana si fa largo il “Pick your own”, la raccolta fai-fa-te dei prodotti agricoli contro i rincari choc e le speculazioni che fanno lievitare i prezzi e costringono una famiglia su due a tagliare i consumi in un momento di grande difficoltà per il Paese. E così in Mugello, a Barberino, l’azienda agricola Latera ha deciso di aprire le porte del suo orto per consentire alle famiglie di raccogliere autonomamente le patate ad un prezzo super calmierato. Insieme ad un risparmio consistente, c’è il divertimento di poterlo fare da soli, in compagnia di amici o in famiglia, pagando per un chilo di patate a pasta bianca appena 0,40 centesimi. I primi due kg saranno addirittura gratis.
A dirlo sono Coldiretti Toscana e Campagna Amica Toscana secondo cui la pratica della raccolta self-service di frutta, ortaggi e fiori è destinata a trovare, anche nella nostra regione, terreno fertile con molte aziende che stanno guardando a questa nuova frontiera con curiosità per ridurre ulteriormente i costi produttivi che dal campo portano fino al banco di vendita ed il prezzo di vendita finale per andare ulteriormente incontro ai consumatori che saranno costretti a spendere 546 euro in più nel 2022 per riempire il carrello della spesa per effetto dell’inflazione con i prezzi dei generi alimentari balzati al 10,2% in Toscana. L’iniziativa è in programma sabato 10 settembre alle ore 15.30, presso l’azienda agricola Latera (via Latera, 13) e saranno o coinvolti anche il comitato di frazione Mugello Ovest e la locale Caritas. La giornata prevede la benedizione dei campi a cura del Parroco Don Stefano Ulivi e l’aperitivo a base di mojito a KM0, birra e tortelli take way e consumazione libera presso la stessa azienda.
“L’agricoltura dimostra insieme a grande sensibilità nei confronti dei consumatori, e soprattutto delle famiglie più in difficoltà, una straordinaria capacità di adattamento ad un contesto inflazionistico che allontana le famiglie dai consumi. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana – La raccolta fai da te è sicuramente un nuovo ed originale modello che mette a contatto diretto il consumatore con il produttore estremizzando il concetto della filiera corta che promuoviamo con il nostro progetto di Campagna Amica. La filiera corta è oggi l’unico canale di vendita che riesce a garantire ai produttori agricoli una giusta remunerazione che non è mai al di sotto dei costi di produzione e ai consumatori un prezzo giusto per prodotto freschi, stagionali e di grandissima qualità mettendoli al riparo dagli spaventosi ed ingiustificati aumenti. Pomodori, insalata, cavoli, finocchi, mele, pere ed ogni altro bendidio non devono percorrere centinaia, se non migliaia di chilometri per arrivare sulle nostre tavole, e nemmeno restare rinchiusi in celle frigorifere e container per giorni. Non vengono gravati degli spaventosi costi di trasporto che poi ricadono sui consumatori e non inquinano. La filiera corta sta salvando le imprese agricole e le famiglie dallo tsunami dei rincari che da un anno ci aggrediscono”.
L’iniziativa dell’azienda agricola Latera è destinata a coinvolgere anche la locale associazione del Granaio dei Medici. “L’obiettivo – spiega Giacomo Tatti, titolare dell’azienda Latera – è creare momenti analoghi per le altre produzioni agricole delle aziende che aderiscono all’associazione attraverso la promozione di un calendario annuale. Crediamo molto in questo modello che spinge verso orizzonti inesplorati il concetto di filiera corta e di economica circolare. E’ anche un modo per rianimare la campagna, i piccoli borghi ed i piccoli centri montani”.
TREVISO, ANCHE PER SCUOLE MARCA RADDOPPIA OFFERTA FORMATIVA DONNE IMPRESA
Insieme agli studenti delle scuole elementari e medie dal 12 settembre prossimo tornano in classe anche le imprenditrici di Coldiretti Treviso con il progetto riservato alle nuove generazioni che da anni coinvolge migliaia di alunni, docenti e genitori. Cresce la lista di scuole che aderiscono al progetto che porta il titolo di “SEMI’NSEGNI..” la proposta di educazione civica, ambientale ed alimentare promosso da Coldiretti Veneto in tutte le scuole del territorio regionale. Coldiretti Treviso ha già ricevuto adesioni da scuole materne e primarie del capoluogo oltre che da Castelfranco Veneto, Asolo, Ponte di Piave, Ormelle, Cimadolmo e Santa Lucia di Piave. L’iniziativa fa riferimento al Protocollo d’Intesa del Luglio del 2019 – “Per la promozione delle competenze connesse alla sostenibilità nell’alimentazione, per lo sviluppo dell’economia circolare, della green economy e dell’agricoltura di precisione e digitale” firmato dal il M.I.U.R e la Confederazione Nazionale Coldiretti. “Questa edizione – spiega Katy Mastorci, presidente di Donne Impresa Treviso in sintonia con Chiara Bortolas presidente regionale e nazionale di Donne Impresa – si arricchisce di una proposta diretta anche ai ragazzi più grandi. Si chiama “Teen’segno” e prevede interventi in aula teorico pratici con dotazione audiovisiva su temi storici come il passaggio epocale dalla riforma agraria alla legge d’orientamento, tecnico scientifici tipo l’agricoltura di precisione e digitale o l’etichettatura dell’origine dei prodotti. Lo staff di Coldiretti – giovani, senior, produttori di Campagna Amica – offre la possibilità di affrontare contenuti etici come l’economia circolare sviluppando, su richiesta, un dibattito sulla verità del cibo sintetico. Abbinate al programma ci sono le esperienze pratiche in campagna: campi scuola, settimane verdi, visite guidate nelle fattorie didattiche per entrare in diretta connessione con le realtà agricole del territorio. Si tratta di uno sforzo in più che mettiamo a disposizione del mondo degli adolescenti senza dimenticare il lavoro profuso nei confronti dei più piccoli – precisa Bortolas – che continua con un calendario di incontri serrati in tutte le province dove non si contano più i tanti orti scolastici avviati e coltivati che con la nuova stagione diventeranno “botanici” grazie alla passione di insegnanti e dei piccoli allievi supportati dalle famiglie. Sempre confermate le opportunità di approfondimento legate alla merenda salutare e alla conoscenza della biodiversità e del patrimonio agroalimentare regionale e italiano. Alla fine del percorso i partecipanti potranno aderire alla “Festa della terra” con la premiazione finale degli elaborati prodotti. Incrociando le ore di educazione civica, ambientale e alimentare il pacchetto diventa completo e di supporto alla programmazione annuale scolastica perché facilmente integrabile. “Le numerose adesioni – conclude Chiara Bortolas – ripagano questo impegno che è il fiore all’occhiello del movimento femminile di Coldiretti che ha sempre investito nella crescita culturale dei giovani attraverso la condivisione della sicurezza alimentare per un modello di sviluppo ecosostenibile”.
VALLE D’AOSTA, FOTOVOLTAICO SUI TETTI
Workshop su vantaggi e risparmi generati per le aziende agricole
In un momento di grave preoccupazione per l’aumento esponenziale dei costi energetici che colpisce anche il mondo agricolo valdostano, Coldiretti Valle d’Aosta e Coldiretti Giovani Impresa organizzano un workshop dedicato alle regole e ai finanziamenti in campo per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle aziende agricole.
L’esplosione del costo del gas ha un impatto devastante sulle tasche dei cittadini, ma anche sulla filiera agroalimentare, dal campo alla tavola, rendendo necessario sviluppare forme alternative di produzione dell’energia. In questa ottica, il bando sull’agrisolare, fortemente sostenuto da Coldiretti, consente l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici agricoli e zootecnici.
Il seminario (aperto a tutti previa adesione alla mail aosta@coldiretti.it) si tiene mercoledì 14 settembre alle ore 11 nella sala conferenze della Bcc valdostana in Piazza Arco d’Augusto ad Aosta.
A portare i saluti introduttivi sarà Jair Vidi, Delegato regionale Coldiretti Giovani Impresa Valle d’Aosta. Moderati da Elio Gasco, Direttore Coldiretti Valle d’Aosta sono previsti gli interventi in collegamento streaming di Alessandro Apolito, Capo servizio Tecnico Coldiretti, Luca D’Apote Responsabile energie rinnovabili Coldiretti, Stefano Leporati Segretario nazionale Coldiretti Giovani Impresa mentre Franco Parola, Responsabile Area Ambiente Coldiretti Piemonte e Fabio Bolzoni Direttore Generale della BCC Valdostana saranno presenti in sala.
Le conclusioni del seminario saranno affidate ad Alessio Nicoletta, Presidente Coldiretti Valle d’Aosta.